• Natale 2017, Capodanno 2018: bilanci e auguri

    24 dicembre 2017

    Le festività che chiudono il 2017 e celebrano l’avvio del nuovo anno rendono possibile trarre bilanci e gettare uno sguardo augurale al tempo che verrà.
    Al cuore di queste feste troviamo, infatti, il senso del tempo e il rapporto che ognuno di noi ha con il tempo.
    Paolo Lagazzi, commentando la raccolta poetica “Lettera da casa”, sostiene che per Attilio Bertolucci “negli anni e nelle stagioni la vita e la bellezza si bruciano senza tregua e per questo il poeta vorrebbe fermare il tempo, o almeno rallentarlo, incantarlo, trasformarlo in un miele soave e complice. D’altra parte è solo il tempo che fa brillare le cose nella luce vera, nella loro struggente fragilità: solo abbandonarsi al tempo può garantire all’arte la sua morale; solo perdersi nel tempo può dare la forza di ritrovarlo, come insegna Proust”.

    E così, in Idilli Domestici, leggiamo
    E’ questo argenteo silenzio il declinare
    dell’anno, la nostra vita
    variano appena le dolorose feste del cuore,
    le memorie che migrano come nuvole”.

    La scuola, crogiuolo di tempi
    La scuola, in quanto comunità educativa, è caratterizzata in primo luogo dalla compresenza di una pluralità di prospettive temporali. Quasi un crogiuolo di tempi: da un lato il tempo dei ragazzi e delle ragazze che guardano impazienti al futuro; dall’altro i docenti, gli adulti, che percepiscono con molta più forza la complessa dimensione del tempo che nel faticoso presente è impastato di passato e di futuro.
    E porta con sé la responsabilità dell’educare, del

    caricare il figlio in cima alle spalle,
    che all’uscita dal folto veda con meraviglia
    mischiarsi fumo e stelle su Casarola raggiunta”.

    E’ in questo crogiuolo di tempi che si gioca il processo educativo. E’ in questo faticoso presente che ci si forma per entrare nel futuro da cittadini consapevoli, uomini e donne di cultura, capaci di scelte responsabili. E’ in questo faticoso presente che gli insegnanti come intellettuali giocano il senso della propria professione.

    E’ in questo faticoso presente che a volte il tempo va in cortocircuito. Come è accaduto il 17 gennaio 2017 con la tragica scomparsa di Filippo. Quel giorno gli studenti che ogni giorno sperimentano la scuola come luogo di vita, di progetto, di crescita, di futuro, sono stati sfidati – assieme ai loro educatori – a fare i conti con la morte, con l’assurda fine di ogni progetto e di ogni futuro. Con il dolore che non sa darsi pace, si scioglie in lacrime e non può essere consolato.

    La sfida del dare senso al tempo
    In questo stesso tempo, quotidianamente, si gioca la sfida del crescere, la scommessa del diventare grandi.
    E così l’augurio per il 2018 non può che nascere dalla consapevolezza del nostro comune impegno educativo.

    Che sia – allora – un anno pieno di esperienze capaci di arricchire la nostra esistenza. Di creare meraviglia, stupore e forse persino angoscia: thauma, direbbe Aristotele, per indicare ciò che dà origine alla filosofia, al pensiero, al guardare la realtà in modo critico.

    Che sia un anno in cui ognuno di noi continui a impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo, lo spazio della responsabilità nei confronti del destino proprio ed altrui.

     

    O me donzel forest

    E mi torna in mente il cielo gelido e terso del mio nord – est. E la poesia in friulano dedicata da Pier Paolo Pasolini a “se stesso giovinettoO me donzel” e la rilettura che ne ha offerto Pierluigi Cappello. Negli ultimi versi della XVII parte del poemetto Il me donzel, il poeta – scomparso a 50 anni il 1 ottobre 2017 – , ci consegna non solo la fonte di ogni identità ma anche il compito di preservarla come punto di avvio di ogni sapere.

    No savarès Donzel
    fadìe, no savarès
    l’imbast e chel daspâ
    e chel tasêmi dentri

    intal sec criçulâ
    des cuestis, e il zimul
    sfuarçâ da lis zimis
    lis primis, a Fevrâr;

    no savarès tal sanc
    nì il cjalt dal cjaminâ
    nì il fresc gotâ de polse

    no savarès nuealtri
    di me se no savès
    di me che o soi forest
    .

    Non saprei, Donzel / fatica, non saprei / affanno e quello scalpitare / e quel tacermi dentro / nel secco scricchiolio / delle costole e lo sforzo gemello / delle gemme / le prime, a febbraio; /non saprei nel sangue / né il caldo del camminare / né il fresco gocciolio della sosta / non saprei nient’altro / di me se non sapessi /di me che sono straniero.

    Buon 2018

    aluisi